Come affrontare il distanziamento sociale? Parola d’ordine: vicinanza

Stiamo vivendo l’epoca del distanziamento sociale, e per quanto la società possa essere orientata verso la digital sociality, quella del distanziamento è stata una misura che insieme alla quarantena ha “tagliato le gambe” a tante attività, e per quanto paradossale possa sembrare la parola d’ordine è proprio vicinanza.

Ma facciamo delle premesse.

Avere un business significa responsabilità.

Responsabilità delle persone che hanno deciso di seguire ed abbracciare un’idea.

Qualunque essa sia la scelta che si faccia, bisogna ricordarsi sempre che questa avrà delle ripercussioni (negative o positive) anche sul proprio team.

Quella che stiamo vivendo in questo periodo è una situazione alquanto complessa che ha costretto molti imprenditori a fare un passo indietro e spesso a prendere decisioni difficili, soprattutto nella gestione dei costi e dei tagli, talvolta necessari per far fronte a tutte le spese, tra i quali anche quelli del personale.

Un buon capitano non può gettare in mare parte del suo equipaggio perché scarseggia il cibo, dovrà pensare fuori dagli schemi trovare soluzioni innovative ed alternative, ma un leader che si rispetti ha la responsabilità di ognuna delle persone che si ritrova sulla nave, comprese le loro famiglie.

Assistiamo quindi ad imprese che decidono di dimezzare gli investimenti in pubblicità senza capire, che se diminuisce il traffico delle persone interessate ai loro servizi, diminuiscono i contatti e quindi le conversioni e quindi le vendite e qualcuno inevitabilmente finisce a casa.

La paura è un problema di focus, spostare il focus diventa fondamentale per iniziare a vedere le cose in modo diverso e tutto quello che serve è coraggio.

Questo periodo offre tanti spunti di riflessione e studiare quello che sta succedendo intorno a noi ci da la possibilità di riuscire ad intercettare la scia di cambiamenti, come scelte d’acquisto e abitudini dei consumatori, e tutto ciò permette di rinnovare il proprio business, anche solo di pochissimo ma quel tanto che basta per trasformare una situazione impegnativa in un’opportunità.

E con la gioia e gratitudine di chi ci segue.

In che modo si può fare in modo che tutto ciò sia possibile?

Innanzitutto vanno considerate degli aspetti molto importanti:

#1 – Le scelte sono influenzate dalle emozioni

“Mai rispondere quando si è arrabbiati
Mai fare una promessa quando si è felici
Mai prendere una decisione quando si è tristi”

(Confucio)

Una delle leggi della vendita infatti è proprio quella secondo la quale le persone acquistano spinti dall’emozione ma giustificano con la logica.

L’acquisto è un atto del tutto irrazionale che si cerca di giustificare in modo razionale.

La seconda premessa fondamentale è che

#2- Le situazioni e circostanze possono renderci uguali

Determinate situazioni possono influenzare le nostre decisioni e questo si riflette immancabilmente sui consumatori e sulle scelte di acquisto.

E non importa quali siano i valori e le credenze dinanzi a determinate circostanze, la risposta con una buona probabilità sarà sempre la stessa.

E sono stati fatti degli studi molto interessanti a riguardo, tra questi possiamo citare “DA Gerusalemme a Gerico” di John Darley e Daniel Batson[1].

L’esperimento prevedeva che gruppi diversi di seminaristi (in condizioni differenti, un gruppo con limitazioni di tempo e un gruppo no) posti dinanzi ad una determinata situazione (il soccorso di una persona in difficoltà) hanno offerto aiuto con una media di quasi il 40%.

Una delle possibili spiegazioni a questi comportamenti è che tutti noi abbiamo una gerarchia di valori e necessità, ma questa gerarchia non è immutabile e spesso, dipendendo dalla situazione nella quale siamo coinvolti e le necessità che sperimentiamo, questi valori possono cambiare il loro ordine e livello facendoci optare per un comportamento piuttosto che per un altro.

Un altro aspetto molto interessante è che si tende ad acquistare da chi in qualche modo ci assomiglia il principio della somiglianza.

Ma basta pensare nel nostro piccolo a come sono influenzate le nostre scelte

Acquistiamo sempre negli stessi negozi, lo smartphone sempre della stessa marca perché già conosciamo o lo troviamo più vicino alle nostre esigenze, e dinanzi ad una situazione come l’essere lasciati dal proprio partner reagiamo con l’acquisto compulsivo.

La comprensione del contesto quindi, unitamente alla conoscenza di alcune dinamiche, può essere essenziale nella progettazione di una campagna di marketing che può fare la differenza tra la chiusura e la vendita.

Ecco quindi poche e semplici regole su cosa fare in momenti come questo:

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Crea contenuti che fanno leva sulle emozioni

Le persone oramai sono costrette a casa da 60 giorni ed hanno acquisito abitudini di acquisto che prima non avevano, il numero stesso degli utenti online è cresciuto vertiginosamente. Quindi oggi più di prima l’utilizzo di canali d comunicazione digitale (i social ad esempio) è fondamentale. Quindi utilizza i social per far leva sulle emozioni delle persone in quarantena. I social in questo momento se sfruttati in un certo modo possono diventare uno strumento potentissimo per avere feedback su particolari contenuti e anche per testare campagne e prodotti.

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Brand giganteschi come Audi e coca-cola ma ce ne sono tanti altri hanno rivisto i loro loghi per far fronte al distanziamento sociale. L’impatto di queste iniziative è di una portata inimmaginabile. In questo momento di distanziamento è fondamentale trasmettere attraverso la comunicazione, un senso di vicinanza e di comunità. Questo si traduce ad esempio nel ricondividere storie e contenuti.

Sperimentate nuovi formati

Oggi più di prima c’è bisogno di interazione perché siamo distanti e lo saremo ancora per molto, i social danno la possibilità di annullare questa distanza. Se si è già presente sui principali canali sperimentane di nuovi!

Vincerà la sfida chi avrà comunicato nel modo migliore.

Le parole possono creare dei ponti ed avvicinare rimanendo distanti.

“L’assenza affila l’amore, la presenza lo rafforza.” 

(Thomas Fuller)